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Sponsorizzazioni farmaceutiche a rischio blocco: l’appello di Federcongressi&eventi
16 luglio 2012
«L’industria che ho l’onore di rappresentare genera un elevato valore aggiunto in termini di formazione qualificata e di relazioni tra operatori della sanità: colpirla è un danno sociale» dichiara Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi
Numerose riunioni straordinarie tenute da Farmindustria durante la scorsa settimana, aventi a oggetto eventuali misure da adottare in reazione
alle disposizioni del Governo sul fronte della revisione della spesa pubblica
lasciano intendere che sia stata considerata l’ipotesi di bloccare a tempo
indeterminato le sponsorizzazioni alle attività congressuali medico-scientifiche e di formazione Ecm. Contro questa possibile decisione – che sarebbe nefanda per tutti, sia per gli operatori
turistici e congressuali sia per i medici – si leva la voce di Federcongressi&eventi. Questa la dichiarazione del presidente Federcongressi&eventi Paolo Zona «invitiamo accoratamente il governo a riconsiderare ogni eventuale impatto della spending review sull’industria farmaceutica, perché una dura reazione come quella che oggi temiamo da parte di Farmindustria genererebbe un danno incalcolabile sia sull’industria congressuale sia sull’indotto. Come presidente di Federcongressi&eventi, l’associazione rappresentativa delle imprese e
dei professionisti attivi nell’organizzazione degli eventi, nell’esortare Farmindustria a considerare con attenzione quali misure adottare contro la revisione di spesa all’esame del governo, caldeggio anche una presa di coscienza, da parte del presidente del Consiglio Mario Monti e del ministro della Salute Renato Balduzzi, di quanto potrebbero risultare penalizzanti per la meeting industry le misure a carico del settore farmaceutico. L’industria che ho l’onore di rappresentare genera un elevato valore aggiunto in termini di formazione qualificata e di relazioni tra operatori della sanità: colpirla è un danno sociale. Occorre dunque trovare un equilibrio tra la tutela di questa realtà da un lato e le esigenze di revisione della spesa pubblica dall’altro».
