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Etica e trasparenza al centro dell’assemblea nazionale Mpi Italia

03 luglio 2012

immagine Nel corso della XXI assemblea nazionale di Mpi Italia, svoltasi a Porto Cervo lo scorso weekend, sono emersi spunti importanti di riflessione

Con una giornata di seminari e di workshop presso il Colonna Resort di Porto Cervo, Mpi Italia è entrata nel vivo della sua XXI Assemblea nazionale. Il tema, approfondito da un panel di illustri relatori, è l’etica e la trasparenza nel business. Nel corso dei lavori, presieduti dalla vicepresident membership Olimpia Ponno, sono intervenuti Giorgio Di Tullio, antropologo, filosofo, esperto in comunicazione; Alessandro Galardi, esperto di qualità nei processi aziendali, negoziazione e commercio equo e solidale, consulente in tecniche d’ufficio per conto del Tribunale di Treviso, perito tecnico per aziende di produzione agro-zootecnica e docente per corsi di formazione aziendali ed extraziendali; e Günther Reifer, co-fondatore del Terra Institute di Bressanone (BZ), azienda di consulenza e centro di competenza per un’economia sostenibile. Affrontando il tema della negoziazione, Di Tullio ha detto che «il mondo cui dobbiamo tendere è quello nel quale la trasparenza rende superflua la negoziazione e il dialogo sostituisce la comunicazione. Dobbiamo trasformare momenti di incontro in momenti progettuali, così che ogni negoziazione divenga possibilità relazionale, un’occasione per essere apprezzati e scelti». Galardi ha affrontato la questione delle risorse umane: «In ogni organizzazione esiste chi ha ruoli direttivi e chi esecutivi. L’obiettivo però è sempre quello di stare bene, di sentirsi apprezzati. Ciò si traduce in valorizzazione delle risorse umane: bisogna mettere le persone giuste al posto giusto, tirare fuori il meglio da tutti, fare in modo che ognuno si senta soddisfatto del suo lavoro». Infine Reifer è intervenuto sulla risoluzione dei conflitti: «Tutti abbiamo conflitti interni ed esterni, ma dobbiamo affrontati in modo sistemico. L’obiettivo del sistema è superiore a quello dei singoli. Occorre tutelare i principi-base per evitare i conflitti: principio dell’appartenenza, principio dell’attenzione; principio dell’ordine». Sempre Reifer ha affrontato l’affascinante “modello del bene comune”, messo attualmente in pratica da oltre 650 aziende in Europa e riferito a una forma evoluta di marketing, detta “marketing 3.0”. «Sono aziende — ha dichiarato — che alle classiche “quattro P” del marketing ne hanno sostituite tre: People, Planet e Profit. Profitto, certo, perché senza fatturato un’azienda cessa di esistere. Ma “profitto” subordinato a “people” e “planet”, cioè a uomini e ambiente». Il modello misura quanto l’azienda faccia per il bene comune. «L’economia del bene comune definisce un sistema economico alternativo, basato su valori — ha spiegato Reifer — La matrice del bene comune si sviluppa su un’ascissa fatta di valori e un’ordinata su cui si distribuiscono i portatori di interessi: fornitori, finanziatori, dipendenti e titolari, clienti e partner, contesto sociale. A ognuno dei 17 cluster che derivano da questa matrice si associa un punteggio: maggiore sarà il punteggio totale, maggiore sarà il contributo che l’azienda avrà dato al bene comune. Il massimo è mille». I bilanci ovviamente sono trasparenti e controllabili sia dai consumatori sia dai concorrenti. All’evento ha partecipato anche Barbara Argiolas, assessore al turismo del Comune di Cagliari e socia MPI. Intervistata da Olimpia Ponno, ha detto che «ognuno di noi è responsabile del cambiamento. Ciò è valido tanto più in politica e nel contributo delle istituzioni locali all’economia, perché il cambiamento culturale passa dalla capacità di mettersi insieme, e di capire che la rete – cioè il sistema – è valore prezioso sia per la destinazione sia per gli imprenditori».

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